La Fondazione del Parco del Piano di Magadino ha conferito allo studio Oikos Sagl di Bellinzona l’incarico della progettazione degli interventi di riqualifica della riserva naturale della “Ciossa Antognini” (no.2310), nello specifico l’area ubicata in prossimità del tratto terminale del Canale A, affluente del Canale principale sponda sinistra. L’intervento é stato finanziato da Cantone, Comuni, Confederazione e dalla Fondazione Blue Planet Virginia Böger X.X.
Il perimetro di intervento si sviluppa per una lunghezza di ca. 500 m lungo il tratto terminale del Canale A. Quest’ultimo nasce come ramificazione del Canale principale sponda sinistra all’altezza dell’abitato di Sant’Antonino e scorre per circa 5.5 Km lungo il margine meridionale del Piano di Magadino, prima di confluire nuovamente all’interno del Canale principale sponda sinistra proprio all’interno della riserva naturale della Ciossa Antognini. Il bacino imbrifero del Canale A ha una superficie di ca. 11 Km2 e raccoglie le acque dei diversi pendii del versante settentrionale della cresta che dal Monte Ceneri porta ai Monti del Tiglio, sopra Sant’Antonino.
Dall’analisi dei dati ecomorfologici (UFAM, 2004), si evince come il tratto di Canale A ubicato all’interno della Ciossa Antognini conservi un certo grado di naturalità, collocandosi in II classe ecomorfologica (“poco compromesso”). Persistono, tuttavia, alcuni deficit, dovuti principalmente alla sezione trapezoidale dell’alveo, alla variabilità trasversale e longitudinale nulle e alla presenza di elementi in duro localizzati al piede di sponda. La rettifica di questo canale e il contenimento delle piene all’interno delle rigide arginature, ha altresì limitato eccessivamente la sua funzione quale elemento di dinamica alluvionale e quindi di rigenerazione degli ambienti ripariali e palustri associati.
A seguito degli interventi di bonifica e canalizzazione operati nel corso del XX Secolo si è assistito a una perdita di superfici occupate da lanche e altri biotopi umidi all’interno della palude Ciossa Antognini. Come conseguenza, è via via aumentata nel corso degli anni la superfice boscata a scapito delle zone palustri e degli ambienti igrofili caratterizzati da vegetazione tipica. Anche il progressivo abbassamento della quota della falda contribuisce ad un’evoluzione negativa degli ambienti palustri. Queste zone si sono progressivamente interrate, riducendone il loro valore ecologico e funzionale quale hotspot di specie vegetali e animali di questi ambienti. Parallelamente si è assistito a una generale banalizzazione degli habitat presenti.